25.09.2012 | 21.11.2012

Mauro Staccioli

La galleria A arte Studio Invernizzi ha inaugurato martedì 25 settembre 2012 alle ore 18.30 una mostra personale di Mauro Staccioli.
Dopo le precedenti mostre tenutesi nel 1995, in occasione della quale “l’artista aveva sottolineato la progressione dello spazio inferiore con una serie di plinti verticali di diversi colori”, e nel 2000 con la realizzazione di “un grande elemento diagonale che fendeva l’intera lunghezza del vano inferiore”, anche in questa occasione “lo scultore ha specificamente ideato un percorso che tende a sottolineare la continuità e l’attraversamento dello spazio espositivo”.
I due piani sono stati strettamente messi in relazione tra loro dalla “prima scultura intervento che s’incontra entrando, un grande arco percorribile realizzato in tondino di ferro, che connette uno degli angoli superiori della zona di accesso al piede della scalinata al piano inferiore. Un secondo arco analogo si trova al piano superiore, dove attraversava diagonalmente la sala espositiva finale.
Ad accompagnare questi due interventi dialoganti, collocate a sensibilizzare il transito nelle sale superiore e inferiore, Staccioli ha concepito alcune forme a base circolare e corpo dato dall’intreccio di archi a sesto acuto, le cui reciproche altezze sono inversamente proporzionali alle dimensioni delle stanze in cui sono realizzate.
Al piano superiore, dove il soffitto è più basso e lo spazio più raccolto, la forma è unica e più slanciata, a sottolineare l’impatto immediato e unitario dell’esperienza spaziale; al piano inferiore invece, dove l’ampiezza dello spazio è maggiore in tutte le direzioni, le forme sono più ribassate e disposte a sottolineare la diagonale di attraversamento”.
Con le opere realizzate per questa esposizione è stata messa in luce una “componente, diciamo più direttamente autobiografica, che ha portato Staccioli all’elaborazione delle sculture intervento (...) come ’forme perdute’. L’arco e il ‘covone‘ (come egli stesso ha occasionalmente definito queste forme a base circolare) sono la memoria distillata di un’origine, una specie di verifica del proprio linguaggio in relazione alla propria dimensione di genesi”.

In occasione della mostra è stato pubblicato un catalogo bilingue con la riproduzione delle opere esposte, un saggio introduttivo di Francesca Pola, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.